09 luglio 2008, Port Medoc -Le Verdon sur Mer-
10 Luglio 2008
Eccomi qua, all’Ellis Park, uno dei pub di Port Medoc, attaccato al WI FI a scrivere il diario.
La seconda manche della Port Medoc, l’ho cannata. Prima di tutto interiormente, poi il resto è venuto da solo. Appena rientrato dalla lunga (Douarnenez-Port Medoc) avevo ancora nella garganta quel quarto posto. Avevo troppa voglia di rimontare, troppa di fare bene.
Avevo la classica tensione del regatante, che non avevo mai avuto prima, la tensione del far bene. Io sono contrario a questo stato interno, infatti nelle regate precedenti ero partito sempre con la sola voglia di divertirmi.
Come al solito sono pronto per primo ad uscire dal porto. Questo mi lascia tempo per fare tutte le mie valutazioni con calma. Chi mi viene a tirare fuori è un volontario del club, anche se non lascia trapelare da se insicurezze. Mi tira vicino all’uscita e poi mi dice “esci tranquillo è facile”. Poiché ho scoperto dopo che lui lavora nella foresta, ho capito tardi che non ha le idee chiare a riguardo del mare, per quanto la sua volontà sia pura e benevola.
Alla fine qua sono in una terra di marinai e mi secca fare il rompiscatole come al solito, che detta legge in modo chiaro su come vuole le cose sulla propria barca. Mi fido…
Esco a vela e all’imboccatura trovo 2-3 nodi di corrente trasversale che mi fanno scarrocciare sul lato sottovento della diga.
Capisco immediatamente di avere i secondi contati. O strambo o vado a scogli.
Devo strambare ora.
Ecco che sottovento a sinistra, praticamente sul rosso, vedo un Ovni 30’ che mi guarda bordeggiare. Comincio a urlare di lasciarmi acqua per manovrare. Risultato: va in panne mentale, dà retro e si intraversa occupando mezzo canale.
Sono obbligato a strambare per evitare la catastrofe e…. grande botto. Ho l’estrattore piegato, molta ferramenta da cambiare e la prua un po’ aperta. Non posso regatare. Ma se non taglio la linea, perdo le miglia e addio Azzorre… Sono costretto quindi in quelle condizioni a dover partire lo stesso. Quindi taglio la linea e rientro. A terra mi rendo conto che ho un bel po’ di lavoro, in un momento in cui sono pezzi. Coriandoli.
Ho perso la carta di identità. Le mie due carte di credito non funzionano. In banca non capisco se mi aiutano o…. devo fare 15 telefonate per avere una risposta, non è piacevole. Cambierò banca. Oggi lavoravo in testa d’albero con un sacco di pezzi in mano, tra cui la giroette, se cade sono 700 euro e… che succede?
Un ragno mi entra nell’orecchio e cammina nel mio condotto auditivo interno. Una scena già vista ad una mia amica (che non era in testa d’albero), si deve mettere dell’olio per ucciderlo, ma prima di fare questo diventi un po’ scemo a sentirlo camminare… e soprattutto non posso mollare tutto e scendere. Mi viene da ridere anziché piangere…Cosa succede?
Alla fine l’ho ucciso mentre aveva deciso di esplorare il padiglione auricolare. Nessun pezzo cade, gracias a Dios.
Non ho più un vestito pulito e non ho tempo per lavare. Non ho tempo per fare la barba e con la resina mi prude. Sto lavorando a full per ripristinare tutto, sono stanco. Questo ritmo è assordante. Ho fatto un programma troppo serrato ed il risultato è che quando l’intoppo incalza, la mente crolla. Sento il bisogno di sciogliere la tensione che mi tiene attaccato oltremodo a questo progetto e viverlo con più distacco. Una barca è una barca e niente di più.
Ieri ho saputo della scomparsa di Alessandra, notizia che mi ha fatto fare un salto indietro e ridimensionare l’obiettivo. Buon vento Alessandra, per tutta la vita!
I momenti di gioia adesso sono guardare il cielo un secondo mentre a fine giornata riprendo gli attrezzi seminati. Il ritmo di vita è superincalzante. Ho voglia di casa. Di mamma, di tutte le persone che mi sono care. Avrei voglia di fare yoga per tre giorni di fila. Ma il tempo non si può fermare.
Avanti Giancarlin. Avanti. Resta concentrato, le Azzorre sono alle porte, hai faticato mille camicie per questo, come tutti gli altri che ti sono vicini di barca. Adesso cerchiamo di fare un buon punto meteo, e soprattutto restare con la mente ferma nel presente di ogni istante della regata. Concentrato in questo per me grande obiettivo, e dare il massimo senza sosta come sempre, fino alla fine.
Buon vento amici.
Nelle difficoltà si comprende quanto la vita misma sia impregnata d’amore. Questo l’ultimo pensiero finale.
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1.
Andrea | 29 Luglio 2008 at 8:44 am
Giancarlo,
ci siamo sentiti tramite Piero per aiutarti un pò nella barca.
Leggo con profonda ammirazione e voglia di essere li i tuoi racconti, ce l’ho fatta, dall’anno prossimo ci sarò anche io in classe mini.
Forza stringi i denti che sei campione del mondo!!!
Andrea
2.
andrea pecchioli | 7 Agosto 2008 at 6:01 pm
che è accaduto ? .. ti ho seguito sul sito poi ad un certo punto , ti ho visto tornare indietro ( … ?!!?…) spero per prysmian nulla di grave ..
un saluto
Andrea Pecchioli