Siena – 7 agosto 2008

25 Agosto 2008

Sono a Siena, nella mia vecchia casa dove nell’inverno tagliavo legna e mi scaldavo al camino.

Mi sarei immaginato di tutto per Agosto, tranne essere qua.

In breve cerco di ripartire da dove lasciato. Alla Port Medoc mi sono veramente stressato, la collisione con la barca spettatori mi ha costretto ad una settimana di lavori straordinari. Il tipo del cantiere lo dovevo sempre rincorrere, un lavoro di 2 giorno è diventato di 7.

In quel frattempo poiché avevo le carte di credito in panne domandavo bonifici via mail alla mia banca per pagare i fornitori. Una cosa che è andata bene per mesi adesso non va più bene ed il direttore della Filiale di Scandicci della Cassa di Risparmio mi invita a cambiare banca. Grazie direttore hai scelto il momento esatto per darmi questa notizia.

Sono costretto a percorre 1500 km per tornare a casa a risolvere tutto questo. A casa mi fermo 48 ore poi riparto. Altri 1500 km in auto da solo per tornare a Port Medoc. Dormo 3 ore nel viaggio, soltanto a 150 km dall’arrivo. Vivo in regata senza sosta. Il tipo del cantiere non ha finito le ultime cose, terminiamo insieme il lavoro, faccio mettere in acqua la barca, preparo e pulisco tutto e la mattina alle 5 con la marea favorevole parto per Les Sables.

L’arrivo alle Sables mi commuove, alle 01.00 entro nel porto che ho sempre sognato. Poi comincia la rincorsa: riprendere macchina e carrello a Port Medoc (1 giorno). Tanti brifing importanti dove a volte non capisco niente, tanto parlano con accenti marcati. La preparazione in ogni caso va avanti, da solo è dura, lavoro come un somaro per preparare la barca. Gli stazzatori ti saltano in barca di continuo, attacca gli adesivi, mille cazzate che devi portare a far vedere: per stare dietro a tutto è dura.

Mercoledì è il giorno del prologo. Non conta niente, l’unico desiderio è non spaccare visto che il vento è sostenuto. Parto nella media, tiro il bordo verso terra, con una configurazione di velatura da crociera. Nicolas del 625 è sottovento a me e riesce a straorzare di brutto in bolina con randa e genoa: morale mi viene addosso piegandomi 2 candelieri e producendo una piccola crepa nell’incollaggio. Niente di grave, ma perdo il controllo dei nervi. Questa è la seconda in 15 giorni!!!

Mi incazzo come una iena, lo infamo di brutto e lo protesto. Un casino per scrivere la protesta in francese che non vi dico.

Questa non mi ci voleva, mi butta giù veramente il morale. Un altro prezioso giorno per sistemare tutto, tolto a riposo, studio meteo e tante cose.

Finalmente il giorno della partenza. Partiamo con una brezza leggera da ovest, poi nella domenica bonaccia. Lunedì arriva la castagna e parte la prima scrematura di ritiri. Mercoledì siamo ancora in bolina nera con 30 nodi in faccia e belle onde.

Di notte mi si rompe il supporto del pannello solare, poi ho altre piccole cose da sistemare.

Praticamente dopo 4 giorni di navigazione ho già 3 giorni pieni di lavoro alle Azzorre. Là non ci sarà nessuno ad aspettarmi, solo cazzi miei.

I colpi in bolina sono violenti, comincio ad aver paura di spaccare tutto. Non ho copertura assicurativa per danni parziali e se disalbero mi faccio il regalo di Natale. Sono stanco, lotto da mesi senza tregua, le energie mi mancano.

Decido di tornare a casa. Poggiata dura e via al traverso. Vorrei prendere due tavor e svegliarmi a Les Sables, ma non è il caso.

All’arrivo ad aspettarmi ci sono Brice e Jean-Christophe, tutti e tre costituiamo il podio del GP mini. Brice, salta a bordo e con un abbraccio ci diciamo tutto. Ho il cuore infranto, come loro.

Il giorno dopo vado incontro a Gaetano, anche lui rientra per problemi tecnici.

Smonto la barca di corsa e parto per la Spagna, precisamente a L’Escala dove ci sarà il prossimo appuntamento. Riparto per l’Italia fermandomi a Aix en Provance a casa di amici e a Fezzano da Marco e Lorenza i quali mi offrono di restare con loro quanto ne ho voglia.

In realtà ho la ferita aperta, preferisco stare da solo. Ritirarsi non è piacevole.

A seguito del mio ritiro adesso sono in grado di vedere le mancanze, alla fine ho preparato tutte le regate così, arrivando sulla linea con il fiato tirato, non poteva continuare ad andarmi bene. L’atlantico non si prepara in questo modo.

Forse le due collisioni erano un segno, che avrei potuto seguire. Parlare con il senno del poi è facile per tutti, e per tutti e facile adesso dirmi: eh, ma, avresti potuto.

Parto per la montagna adesso, ho bisogno di un po’ di pathos della distanza, per vederci chiaro.

Buone vacanze a tutti,

Giancarlo.

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