Firenze, 3 settembre 2008
5 Settembre 2008
Ero rimasto, al devo partire, al pathos della distanza .
Il pathos della distanza è un termine che utilizzava Nietzsche a riguardo della distanza che un uomo di conoscenza deve prendere per osservare lucidamente sia se stesso, sia il mondo.
Dopo essere stato da Marchino a Siena, sono stato a trovare amici che non rivedevo da anni: Donatella, Stefano e la piccola Margherita hanno acquistato la “Torraccia di Chiusi” uno splendido agriturismo vicino Colle val d’Elsa.
Quindi al lago Trasimeno a trovare il mio fraterno amico Stefano e la Moglie Francesca, di cui sono stato testimone di nozze circa un anno fa. Su una panchina di Castiglione del Lago, ho vissuto l’annullamento del tempo e dello spazio, trascorro tempo con Stefano a vedere interviste su youtube di Tiziano Terzani.
Dovevo proseguire, ed il 16 Agosto la mitica Volvo mi ha portato in Svizzera, per l’esattezza a Sils Maria, in Engadina, proprio dove il signor Nietzsche trascorse nove anni della sua vita. E’ la prima vacanza in montagna della mia vita.
Al ritorno mi fermo a Bergamo a trovare l’amico Roberto. Poi Bologna, Dario Galli, un personaggio che sembra uscito da una versione moderna di Indiana Jones.
Un tuffo da Piero, Matteo e Valerio non poteva mancare, quindi Punta Ala, campionati italiani IMS.
Una sosta a Firenze, un serata da turista nella mia città natale, il solo legame con questo luogo è dato da mia madre. Io non abito già da un po’ di tempo.
Trascorro una sera con Valter: un grande abbraccio e tanti racconti. Riesco a passare qualche ora anche con Patrizia e la piccola Franci, che è diventata una dolcissima signorina di 13 anni.
Mi lancio da Peppe, con cui ho iniziato la mia avventura di velista. Ad Ischia passiamo momenti di quiete interna. Giochiamo insieme un super enalotto. Scherziamo come bambini su cosa facciamo se vinciamo.
Non cambio niente. Non ho niente da cambiare. Anni fa avrei detto: “manca solo il mini”. Adesso non manca più niente di tutto ciò che posso trovare nel mondo esterno. Mi è stata data la possibilità che ho sempre chiesto, un vestito da navigatore solitario. Finalmente vivo il sogno è non chiedo niente più.
Ho sperimentato il podio, il ritiro; ho capito che soltanto quando accetterò veramente la sconfitta potrò gioire pienamente della vittoria. Incontrare gli opposti è una delle più elevate occasioni d’evoluzione.
Parto per la Spagna con un patrimonio umano di cui acquisisco ogni giorno maggior consapevolezza, che sono certo mi accompagnerà per tutta la mia permanenza sul pianeta terra.
Tra venti anni forse osserverò tutte le mie preoccupazioni del presente come mere futilità, la mia vita avrà probabilmente altre priorità. Cosa rimarrà quindi di questa peregrinazione senza meta, di questo flusso interminabile di forti emozioni che percepisco oggi dentro me stesso?
Una maggiore esperienza di vela? Un equilibrio interno? Una nuova consapevolezza?
Sicuramente una fonte di umanità inesauribile, Aliseo che rinfranca corpo e spirito.
Quando mi chiedo il motivo per cui navigo in solitario, la mia mente consegna risposte varie. Una cosa è certa: sto trovando tantissimo e soprattutto ciò che trovo non era come immaginavo.
La prospettiva d’osservazione di ciò che mi circonda, sempre si rinnova.
Se cambia il modo con cui si osservano le cose è possibile viaggiare anche da casa propria, dalla propria finestra, in riva al mare.
Buon Vento a tutti,
Giancarlo.
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1.
Nadia | 6 Settembre 2008 at 12:02 am
Tanta ma tanta ammirazione!Dalla mia piccola e umile vita ti faccio i miei complimenti!mi ha dato il tuo sito mio cugino Giovanni di Treviso trapiantato a Napoli!Vivo a Firenze da 2anni ma a dicembre appena finisco questo corso torno intanto nella mia terra nativa:Sicilia!So cosa significa amare il mare e non voglio ancora ritrovarmi in una città senza!mi piacerebbe conoscerti ma kissà qual buon vento ti riporterà quì.